lunedì 29 gennaio 2007

Irish Blessing

Bellissima benedizione irlandese, che dedico a tutti i miei amici... La vita è fatta di ricordi e dimenticanze, un equilibrio fragile, ma necessario.

"Always remember to forget
The things that made you sad.
But never forget to remember
The things that made you glad.
Always remember to forget
The friends that proved untrue.
But never forget to remember
Those that have stuck by you.
Always remember to forget
The troubles that passed away.
But never forget to remember
The blessings that come each day."

Irish Drinking Toast

"When we drink, we get drunk.
When we get drunk, we fall asleep.
When we fall asleep, we commit no sin.
When we commit no sin, we go to heaven.
So, let's all get drunk, and go to heaven!"

martedì 23 gennaio 2007

Mulholland Drive

Rieccomi, ora sono più libero...e quindi mi dedico a qualche pensiero.
Bisognerebbe dedicare almeno 100 post a quest'uomo...a ciò che riesce a creare, alla sua fantasia, alla sua capacità registica...David Lynch è un genio, ma non lo si scopre di certo ora.


Voglio parlare di Mulholland Drive, rivisto ieri.
Capolavoro del 2001, giunto dopo Una Storia Vera (1999) e Strade Perdute (1997). Questo è un trittico di fim eccezionali, estremamente diversi fra loro, che hanno segnato il ritorno di Lynch a livelli altissimi, dopo il "fiasco" di Fuoco Cammina con me, il prequel di Twyn Peaks. Lynch ha saputo reinventare i suoi incubi e le sue ossessioni, sfruttando un talento visivo mai mancato.
Mulholland Drive è molto vicino a Strade Perdute, ma è anche molto diverso.
Il secondo è un film oscuro, ossessivo, quasi un horror, in certi passaggi dove viene mostrato il terrore che fornisce una stanza vuota, con personaggi assurdi più che mai.
M. D. è invece molto più complesso, è un mondo a parte, che si muove in altre dimensioni. Perché il film è a volte allegro, anche comico, grottesco. Altre volte è invece angosciante, terribile, un pugno allo stomaco. Ma questo è Lynch.

Girato nel 1999 a basso costo per iniziare una nuova serie televisiva, è stato finanziato l'anno dopo dai francesi per girare sequenze aggiuntive, in modo da poter realizzare un lungo metraggio. La natura originaria delserial televisivo si vede, specialmente da episodi all'interno del film che cembrano scollegato, messi lì e poi non ripresi. Ma questa è l'anima del film, perché tutto concorre a delineare un mondo alternativo, dove accadono cose strane.

Anche se molti dicono il contrario, la trama si può spiegare.
Una donna, dopo un terribile incidente occorso mentre due uomini stavano per ucciderla, perde la memoria e si rifugia in casa di una giovane aspirante attrice. Questa cerca di aiutarla a capire chi sia, ma poi arriva a dimenticare chi è lei stessa...
Poi è difficile da spiegare. I personaggi si confondono, non si capisce più la consecuzione della vicenda, del tempo... Il cuore del film sta in una scatola blu che, quando viene aperta, cambia il film... Il cuore sta nell'incertezza di sapere chi sei...
Il film è poi una gioia per gli occhi, con invenzioni visive fantastiche, spaventose...
E' anche un grande film d'amore...un film a ritroso. Gli aggettivi sono infiniti, perché i film di Lynch sono infiniti, sono vivi...continuano a dare emozioni nuove a ogni visione.

"Silencio...."



sabato 6 gennaio 2007

E' la fine!!


E' la fine...un film arriva nelle sale italiane senza divieti, senza tagli, senza manipolazioni nei doppiaggi (state certi che li fanno e non ce ne accorgiamo). Meno male che Mel Gibson ha avuto la geniale idea di girare il suo Apocalypto in antica lingua maya! Per me la cosa sconvolgente è questa, non che non sia stato vietato. Perché non c'era nessuna ragione per vietarlo. Lasciamo passare le solite polemiche inutili e ipocrite, proprio nel periodo in cui ci fanno vedere Saddam Hussein impiccato in televisione o su internet.

Il film.
La storia è basata sul periodo di decadenza del grande impero Maya, appena prima della conquista spagnola. Già questo è un forte anacronismo, perché la decadenza è arrivata molto prima, quando l'impero è stato inglobato dagli Aztechi.
Un giovane abitante della foresta viene rapito insieme agli abitanti del suo villaggio, e condotto nella capitale, dove si stanno svolgendo sacrifici umani. Ma lui deve tornare a casa, a tutti i costi...
Il film vuole in realtà veicolare alcuni messaggi che stanno a cuore a Gibson: l'importanza della famiglia, la paura sconfitta dalla fede, la vittoria della vita sulla morte. Tutti messaggi importanti e positivi..il problema è che si nota quel moralismo di fondo, non solamente cattolico. I giovani maya si comportnao come i primi martiri. Altro anacronismo... Ma ci può anche stare.
Ciò che non va bene (ed è qui l'inganno) è che non è un film sull'impero Maya... Si sarebbe potuto ambientare la storia in qualsiasi periodo, in qualsiasi location. Non è un film storico. E' un film morale, travestito da action movie. Il problema è che Gibson non è bravo a fare film morali, perché si perde in luoghi comuni, in lungaggini che a volte rendono il film noioso. Se voglio insomma cercare messaggi cattolici o cristiani, non vado di certo da GIbson, ma mi vedo piuttosto Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi, o tutto Abel Ferrara. Non andrei a dottrina da Gibson, insomma.

Il film è violento...molte scene colpiscono...A Mel piace il sangue, lo si vedeva già in Braveheart e The Passion. Più che violento lo definrei realista. Ma la polemica sulla scenda del sacrificio umano è assurda. La scena colpisce, è forte (cadaveri senza testa...o meglio fantocci senza testa, è sempre meglio specificare, non si sa mai)...ma non si vede niente! Confesso, nella mia testa è molto più impressa la scena del sacrifico di Indiana Jones e il tempio maledetto. Questa sì che faceva paura!
Bisogna però ammettere che il film si salva per come è girato. Le scene più belle sono quelle di azione, di combattimento e di inseguimento. Le scene della fuga e della caccia sono girate in digitale e la resa è ottima. Gibson riesce a proiettare l'azione nel pieno della foresta, fra gli alberi, girando scene ritmate e mozzafiato. L'unico problema è che poi il protagonista si trasforma in Rambo e ti vien da dire: "No, Mel, sei fuori tempo!"


domenica 31 dicembre 2006

Auguri per un fantastico 2007!!

Auguri per un 2007 pieno di novità, desideri realizzati e tanti amici.....



Per gli appassionati, come me, di horror cinematografico vi rimando alla pagina del mio amico Elvezio, con un piccolo resoconto di questa stagione da brividi, basato su un piccolo sondaggio fatto in HM.

Auguri anche per un anno pieno di paura!
G.

sabato 30 dicembre 2006

Il Prestigio del Tempo circolare


Veloce post mattutino, per parlare di una cosa che mi è venuta in mente stanotte...
Ieri sera ho visto The Prestige, di Christopher Nolan. Il film è fantastico, uno dei migliori della stagione e lo consiglio. Parla di magia, di illusione, di ciò che si vede e non si vede, ma ancora di più di ciò che si vuole vedere. I temi del film sono tantissimi, quasi infiniti. E' un film molto complesso, anche se sembra meno intricato dei film precedenti di Nolan... E' un film che usa una tecnica narrativa complessa, ma nell'insieme appare lineare, anche se non lo è in realtà.
Perchè infatti parla anche del Tempo, mostrato in senso circolare. Il prima, il dopo e il durante non hanno molto senso, perché il significato di una cosa non esiste nella dimensione temporale, ma esiste sempre, parola che annulla il tempo.

Il problema è che ci è sempre stata data una visione di un tempo lineare: c'è il prima e il dopo. E' lo stesso discorso per la causa ed effetto. Questa è una concezione del tempo cristiana (non voglio semplificare, il discorso è molto più complesso, perché si parla anche di tempo escatologico). Vediamo quindi il Tempo andare sempre verso un punto ben preciso, ma non è vero. Nello scorrere del tempo c'è qualcosa di ciclico, che torna sempre...ed è molto facile che il punto di arrivo corrisponda al punto di partenza.

Parlerò spesso di Tempo, perché è un discorso che mi affascina e penso sia molto importante nella nostra vita.
Ricordate che il Tempo non è lineare.

Il cinema di Nolan è molto basato su questa concezione particolare del Tempo. Non per altro, è il regista di Memento.
Ancora qualche parola sul film: parla di maschere, finzione, di dedizione e di persecuzione. Film fantastico, meno cupo di Batman Begins, ma più spietato.
Nel film si parla anche di Nikola Tesla, personaggio bizzarro e curioso, scienziato poco ricordato e travisato da molta corrente new age.

lunedì 25 dicembre 2006

Buon Natale!


Filippo Lippi, Madonna con Bambino e due angeli, 1465, Galleria degli Uffizi, Firenze

domenica 24 dicembre 2006

Vigilia


Andrea Mantegna, Adorazione dei pastori, 1451-53 ca., Metropolitan Museum of Art, New York

sabato 23 dicembre 2006

Aspettando un Natale...artistico


Giotto, Natività, 1304-1306, Cappella degli Scrovegni, Padova

venerdì 22 dicembre 2006

Mostre: Mantegna a Padova


Perdonate se scrivo poco in questo periodo, ma sono preso con la scrittura della tesi di specializzazione...e il tempo è poco. Voglio però iniziare brevemente a parlare di arte. Ho intenzione di allestire una piccola galleria personale per immagini, un piccolo "museo virtuale", dove parlare di arte. Senza voler fare il professore e il maestrino, ma solo per dare impressioni e per diffondere un po' di arte in giro... Vorrei parlare di alcune mostre che ho visto ultimamente. La prima è quella su Mantegna, nella sede di Padova. Non ho visto le altre due, a Verona e Mantova, e non so se riuscirò. Le tre mostre cadono in occasione dei 550 anni dalla morte del pittore padovano, morto a Mantova nel 1506. La mostra di Padova è piccolina, e come le altre ospita poche opere del Mantegna, ma fa una rassegna del panorama artistico in città all'epoca dell'attività del Maestro. Logicamente si può dissentire sulla scelta organizzativa, ossia quella di dividere un evento di questo tipo nelle tre città in cui ha operato il Mantegna. Scelta coraggiosa e penso filologicamente corretta. Credo sia intelligente e anche interessante calare la produzione di un grande pittore nel contesto in cui ha operato, mostrando opere di altri artisti. Penso che ciò sia più interessante negli ambienti in cui il Mantegna è giunto da forestiero, Verona e Mantova, in modo che si possa comprendere il rapporto con le botteghe locali e la sua influenza su pittori considerati "minori".

A dire la verità la mostra l'ho vista poco, perché ho avuto la malsana idea di visitarla di domenica. I gruppi di visitatori erano tanti, e le sale anguste peggioravano la situazione. Quindi darei un giudizio negativo sull'allestimento, specialmente per la collocazione dei disegni e la presenza del vetro davanti a molti quadri... E' ora di finirla, il vetro protegge, ma non fa vedere bene il dipinto, specialemnte la tempera su tela.
Dal punto di vista didattico e filologico, mi sembra invece una buona mostra, con qualche passaggio poco spiegato, come l'influenza della cultura fiorentina nell'ambiente padovano dove si è formato Mantegna, condensata in un unico disegno di Antonio del Pollaiolo. C'è però una buona presenza di ottimi pittori, come Marco Zoppo, Giorgio Schiavone e Giovanni Bellini. Non ho ancora visto il catalogo, che penso sia buono.

Consiglio insomma una visita, durante la settimana e non in giorni festivi. La mostra (come le altre due) è stata prorogata al 28 gennaio 2007. Da unire alla mostra, la visita a quello che era uno dei capolavori del Mantegna: la cappella Ovetari agli Eremitani. E' stato fatto un restauro abbastanza innovativo a una parete distrutta dai bombardamenti della guerra, cercando di ricomporre come con un puzzle i dipinti del Mantegna e degli altri artisti. Un pellegrinaggio a un opera perduta, a un capolavoro che continua a vivere al di fuori dal tempo in cui viviamo noi...nella memoria delle fotografie e degli scritti...un capolavoro eterno.



Ps: una visitina logicamente anche alla Cappella degli Scrovegni, per vedere quel geniaccio di Giotto.

Per capire chi è il Mantegna: qui

sabato 9 dicembre 2006

Informazioni su Beck

Questa volta lo si può proprio dire: "Beck is back"!
Penso che tutti sappiano più o meno chi sia questo ragazzotto californiano, che ha così cambiato la musica pop-rock degli anni novanta, sfornando almeno un capolavoro, l'indimenticabile Mellow Gold (1994), che si apre con l'altrettanto indimenticabile Loser, colonna sonora di tutti i losers e di tutti gli anti-eroi di quest'epoca. Beh, chi non lo conoscesse può iniziare da qui, o ancora meglio dal suo sito, iniziando poi ad ascoltare la sua musica.

Il suo ultimo lavoro, The Information, riporta in auge le sonorità stravaganti e anticonformiste che ce lo hanno fatto conoscere e apprezzare. Beck sembra proprio tornato al periodo d'oro dei primi tempi, dopo qualche lavoro poco azzeccato, come Guero (2005).
Non sono naturalmente un critico musicale, ma posso dire qualcosa su qualche pezzo, su quelli che mi hanno più affascinato. L'album si presenta come un'opera completa e compatta, con 16 canzoni di varia lunghezza, che va dai due minuti di 1000bpm agli oltre dieci di The Horrible Fanfare. Tutti i pezzi presentano melodie abbastanza semplici e istantanee, che ti rimangono subito nella memoria e che si fanno canticchiare facilmente. Ma Beck riesce a costruirci attorno sonorità complesse e variegate, usando molti elementi di elettronica, molto basso e tanta chitarra acustica. L'albuma suona quindi bene tutto, ma personalmente prefersico pezzi come
Cellphone's Dead, Nausea, The Information e The Horrible Fanfare.

Da sottolineare la presenza in produzione di Nigel Godrich e l'aggiunta nel cd di video musicali autoprodotti per ogni pezzo. Beck mischia insomma l'originalità a una ricercatezza musicale che non ha bosogno di altre prove.

giovedì 7 dicembre 2006

Alt!

Veloce post mattutino per esprimere tutta la mia delusione per il trattamento che viene attribuito da parte dei distributori italiani a film dal forte valore artistico e cinematografico. La rabbia nasce dalla scarsa distribuzione de Il Labirinto del Fauno, di cui parlerò a breve. Ormai le proiezioni del film stanno scemando, alla terza settimana di programmazione. Il film nel primo week end di dicembre era solo decimo, dopo The Departed (che però è in programmazione da molto) e I Figli degli Uomini, altro splendido film abbastanza ben distribuito ma poco capito.
Ma tale insuccesso è dovuto al film o alla scarsa pubblicità? Pochi trailer in televisione, i manifesti li ho visti solo a Milano, in metropolitana. Pochino per un film che all'estero ha avuto grande successo e che correrà senz'altro all'Oscar 2007 per molti premi, fra i quali miglior film straniero.

E fa male vedere al secondo posto un film come Il Prescelto, che ha letteralmente massacrato l'originale inglese The Wicker Man (1973). Il film con Nicolas Cage è stato distrutto dalla critica ma apprezzato dal pubblico italiano.

Un pubblico di pecoroni?
Forse. Ma è il pubblico che influenza la ditribuzione di un film o è la ditribuzione che influenza il pubblico? Alzi la mano chi non ha visto almeno una volta il trailer de Il Prescelto. Siamo di fronte insomma all'eterna questione.

E non dimentichiamo che fra poco arriveranno i film natalizi, con De Sica, Boldi e compagnia. I film poi si sono moltiplicati, dato che la famosa coppia comica si è divisa. Non era meglio a questo punto per il nostro decoro che rimanessero insieme?

Insomma ver-gogna a un paese come l'Italia, che in questo campo (ma anche in altri) sta sempre più diventando provincia culturale, della peggior specie. Shame on you.

domenica 3 dicembre 2006

La spina del Diavolo

In questi giorni è in sala un film spacciato per horror, ma che non lo è affatto : Il Labirinto del Fauno di Guillermo del Toro. Il film è in realtà una bellissima fiaba per adulti, con effetti speciali che rimarranno nella memoria e una storia che lo farà ancora di più. In attesa di scrivere due righe su questo film, che consiglio caldamente, posto alcuni miei pensieri su un film poco conosciuto, sempre di del Toro, strettamente legato a Il Labirinto, per tematiche, periodo storico e taglio visionario. La recensione è stata pubblicata su Horromagazine, che ringrazio sempre di cuore.


La spina del Diavolo, di Guillermo del Toro, Spagna/Messico, 2001

"Che cos’è un fantasma? Un evento terribile condannato a ripetersi all’infinito Forse solo un istante di dolore Qualcosa di morto che sembra ancora vivo Un sentimento sospeso nel tempo Come una fotografia sfocata Come un insetto intrappolato nell’ambra".


Sangue, lacrime, acqua, un feto immerso in un liquido che sembra ambra… Con queste parole e queste immagini si apre il film di Guillermo del Toro, diretto nel 2001 e uscito nei cinema italiani solo ora. Un film fantasma per troppo tempo, apparso prima in quasi tutto il mondo e da noi dimenticato. Eccone la sinossi: Spagna, 1939, nel pieno della guerra civile spagnola. La storia si svolge in un orfanotrofio situato nel mezzo della campagna iberica: brulla, desolata, arsa dal sole, lontana da tutto, praticamente in pieno deserto. Ma questo povero luogo non è poi così distante dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla follia. Ne è prova una bomba inesplosa che giace nel cortile dell’edificio, ormai disattivata. Sembra un ottimo rifugio per tanti bambini, quasi tutti figli di membri della resistenza, ma i loro tutori si accorgono ben presto che nemmeno questo luogo è più tanto sicuro. Le fucilazioni sembrano attenderli fuori dalla porta. Nel frattempo Carlos, appena accolto fra gli orfani, comincia a conoscere il significato della guerra ed entra in contatto con un fantasma che si aggira nella scuola. Questa presenza sembra venire ignorata dagli adulti, mentre i bambini ci convivono e la temono. Il fantasma è apparso subito dopo la caduta dal cielo della bomba, in contemporanea con la scomparsa dall’orfanotrofio del piccolo Santi. Carlos si trova improvvisamente gettato nella realtà più dura — quella della guerra — e nel mondo del soprannaturale, che si manifesta concreto e vero persino alla luce del giorno. Questi due mondi si compenetrano, portando alla scoperta finale della verità. Un film che riappare dopo anni, all’improvviso, come un ectoplasma…e che parla di fantasmi. Se poi si considera che è scritto e diretto da uno dei più promettenti registi del panorama horror e fantastico di questi anni, il punto di partenza è incoraggiante. Guillermo del Toro si è ultimamente fatto conoscere con film potenti come Blade II e Hellboy, successivi a La spina del Diavolo, quest'ultimo girato in Spagna e lontano dalle produzioni americane. Il film si presenta come un horror, ma non rientra pienamente o solamente in questo genere. Le definizioni possono essere diverse, tutte abusate e riduttive: un film fantastico, una storia di formazione giovanile, una vicenda drammatica. Quest’opera è tutto ciò, ma le letture possono essere diverse. Una lettura può essere questa: La Spina del Diavolo è un film sui cinque elementi. Il primo elemento è quello dell’acqua, come suggerito dalle immagini iniziali. L’acqua e in generale i liquidi hanno un ruolo fondamentale nella storia. In un liquido del colore dell’ambra sono immersi i feti nello studio del dottor Casares, un liquido che sembra avere poteri medicamentosi, forse attribuiti solo dalla credenza popolare. Il fantasma al centro della vicenda sembra muoversi costantemente immerso in un liquido, con il sangue che si perde verso l’alto. Il secondo elemento è quello della terra. La fotografia terrea e densa rende perfettamente l’isolamento dell’orfanotrofio nel deserto spagnolo. Nonostante la presenza dell’acqua, il film esprime tutta la concretezza e l’aridità della terra, della polvere. Il terzo elemento è l’aria. Dal cielo cade la bomba, che giace come un’icona moderna al centro del cortile. Il quarto elemento è il fuoco. Ne è emblema ancora la bomba, che sembra spenta e muta, ma che conserva segretamente il proprio cuore di fuoco. Il film si apre con l’acqua, passa poi attraverso il fuoco, elemento fondamentale nella storia, e si conclude nuovamente nell’acqua. Il film appare così come una storia globale, dove la ricorrenza ciclica degli elementi richiama il ciclo della vita e della morte. Ma del Toro riesce a creare un quinto elemento, che è quello spirituale e soprannaturale. Il fantasma entra lentamente in contatto con il mondo dei vivi e il mondo invisibile si fonde con quello visibile, creando una dimensione propria, dove il fantasma e l’uomo convivono e agiscono assieme. In questo mondo trova una propria validità la credenza popolare, rappresentata dalla superstizione che da il titolo al film. Nella cultura spagnola, con il termine "la spina del diavolo" si indica una malformazione che colpisce i bambini alla nascita, che altro non è che la spina bifida. L’elemento soprannaturale è raffigurato anche nella bomba, non solo icona ma vero e proprio elemento sacrale, quasi una santa del Moderno, alla quale i bambini si rivolgono, con la quale parlano e alla quale sottopongono domande e preghiere. Il film che del Toro è riuscito a creare è così un film sul mondo, sul confine labile fra visibile e invisibile. In questo mondo si dibatte l’amore, in tutte le sue forme, che sono tutte espresse: quello poetico, quello platonico, quello disinteressato, quello interessato, quello fisico e brutale. E in ultima analisi è un universo dove predomina la lotta e la violenza, la battaglia del più piccolo contro il più grande e più forte, riassunta magistralmente dall’immagine degli uomini delle caverne che abbattono un mammuth con lance di legno. E i bambini dell’orfanotrofio sono come uomini che stanno uscendo dalle loro caverne.

La spina del Diavolo si presenta così come l’opera di un Autore, ben scritta e perfettamente realizzata. La sceneggiatura è perfetta e completa. Ottima la fotografia e la resa visiva. Una nota di merito va alla raffigurazione del fantasma, fra le più angoscianti e meglio realizzate degli ultimi anni. I fantasmi di del Toro sono lontani anni luce dalle figure spettrali alle quali ci ha abituato in questi ultimi anni certo cinema orientale. Qui più che la paura e il salto sulla poltrona, domina l’angoscia e l’ansia data da una presenza che viene da un’altra dimensione, ma che si sa reale e sempre presente. La bravura di Del Toro è quella di suggerire, come già detto, la costante presenza del soprannaturale anche quando la camera del regista non lo mostra. E proprio qui si vede talento del regista messicano, che ha attinto per dare veridicità alla storia a episodi della propria infanzia.
Una menzione particolare va agli attori, sia bambini che adulti, tutti in parte. Su tutti svetta Federico Luppi, attore argentino che sa donare al suo personaggio un tono poetico e tragico.
La spina del diavolo si collega direttamente a uno dei primi film del regista, Cronos, bellissima storia interpretata sempre da Luppi, che propone una rivisitazione del mito del Vampiro. E i prodotti della sfrenata fantasia di Del Toro fanno ben sperare per il suo ultimo film, El Labirinto del Fauno, atteso con trepidazione. E questa volta, si spera in un'attesa più breve.

sabato 2 dicembre 2006

Le tre stimmate di Palmer Eldritch
P. K. Dick

In un futuro nel quale il mondo sta collassando, anzi si sta sciogliendo per l'innalzamento delle temperature, l'umanità si trascina, divisa fra chi assume una droga non proprio legale, il Can-D, e chi si sottopone a trattamenti per l'evoluzione, unico modo per poter sopravvivere. Alcuni prescelti vengono mandati in perlustrazione in mondi lontani e inospitali, alla ricerca di una nuova patria. Chi è più fortunato può capitare su Marte. Ma all'improvviso torna Palmer Eldritch, spregiudicato affarista che è stato per anni nella galassia di Proxima. E porta una droga nuova...
Scritto nel 1964, questo bellissimo romanzo può essere letto come una autobiografia di Dick. Le esperienze di Dick con svariati tipi di droghe hanno fortemente influenzate certe immagini del racconto, certe evoluzioni della storia. I coloni prendono il Can-D in gruppo, di fronte alle riproduzioni in miniatura di Perky Pat e di una Terra che non vedranno più. Le esperienze psichedeliche sono narrate con una forza immaginativa sbalorditiva e affascinante, rendendo reale il mondo fittizio creato dalla droga. Ma la vitalità fantastica Dick la trasporta anche nel mondo reale, ditruggendo le barriere fra realtà e immaginazione.
E il romanzo parla proprio di questo, del passaggio continuo fra mondi tutti reali e allo stesso tempo tutti fittizi.
Ma è anche un libro che parla di filosofia e di religione. Dick lo fa nel suo solito modo, con estrema semplicità e padronanza, che spesso cade nella banalizzazione e nella massificazione dei concetti. Lo fa però in un modo affascinante, che lascia molto di più di discorsi accademici o di trattati in materia. Dick arriva addirittura a parlare di Dio e della transustatazione, attraverso gli occhi di chi ha fatto esperienza di altri mondi e altri piani di percezione.
Ed è autobiografico anche in un altro punto. L'uomo che Dick raffigura è preda e vittima passiva di una forza a lui superiore e qualsiasi sua azione, data dall'intuito o da facoltà precognitive, lo portano comunque a sbagliare, a fallire. Barney Mayerson, uno dei protagonisti, è una figura estremamente complessa, sempre divisa fra rimorso, rabbia, insoddisfazione e voglia di ricominciare. Alcuni critici hanno visto qui un riferimento da parte di Dick alla propria vita privata.
Insomma, un libro che sconvolge e appassiona, e come al solito porta in una altro mondo retto da spazio e tempo totalmente diversi.
Ok, lo so...sono stato preso in giro da tanti amici (infami!). In diversi mesi, ho scritto solo...due post.
Mi vergogno pubblicamente!
Ma sapete, in realtà è solo uno stratagemma per mostrare come io sia realmente fuori-tempo...e abbia il diritto a scrivere queste pagine! L'ho fatto apposta.
Va bene, dopo la gogna pubblica...si ricomincia.



giovedì 22 giugno 2006


Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini
Kurt Vonnegut

Tanto per rimanere in tema, ancora il tempo...
Sto leggendo questo libro, non l'ho ancora finito, ma mi sta piacendo talmente tanto che voglio subito consigliarlo e parlarne.
Billy Pilgrim, alter-ego dello scrittore, ha una capacità straordinaria: riesce a passare da una dimensione temporale all'altra. Si ritrova senza accorgersi in diversi momenti della sua vita, passa da quando ha 40 anni a quando è un bambino piccolo. Ma Billy Pilgrim ha anche contatti con gli alieni e altri mondi. In realtà Billy è un uomo normalissimo, il tipico americano medio, che ha però vissuto un dramma immenso sulla propria pelle: quello della Seconda Guerra Mondiale.
E in realtà il libro non vuole essere solo un racconto di fantascienza, ma un racconto sulla guerra, contro la guerra. Perché al centro della storia vi è il bombardamento di Dresda, uno dei più violenti della storia, che lo scrittore ha realmente vissuto. Penso che la capacità di Pilgrim di passare da una dimensione all'altra sia solo un modo per raccontare in modo diverso la storia di un uomo, di ogni uomo che ha vissuto sullo sfondo di un avvenimento distruttivo come la Seconda Guerra... E' un modo straniante e straniato, al contempo ironico, per raccontare una immane tragedia.
Il libro è scritto davvero bene, stile molto particolare e che rimane in mente. Nel 1972 George Roy Hill ne ha tratto un film che devo recuperare.
Così va la vita...

mercoledì 21 giugno 2006

Eccoci qui...chi l'avrebbe mai detto. Anni fa, mai avrei creduto che sarei arrivato a utilizzare in questo modo il computer, internet, a creare un mio blog personale. Nemmeno molti anni fa, la parola blog era per me una voce misteriosa di un vocabolario che non mi apparteneva e che non sapevo nemmeno che esistesse. La mia idiosincrasia per i computer, per la tecnologia, si è stranamente e misteriosamente mutata...in qualcosa di nuovo, che cerco di scoprire ogni giorno. Questo bolg è uno strumento nuovo, per me...per scoprire cosa?
In fondo è un diario, un diario telematico... Da piccolo non so quante volte ho provato a scrivere un diario personale, ma non ci sono mai riuscito. Ho sempre interrotto la stesura dopo poche pagine. La mia natura indolente e svogliata ha sempre avuto la meglio, anche in questo...
Ma ora sento che è la cosa di cui ho più bisogno, la cosa che devo assolutamente fare ora.
Ed è strano che voglia ora scrivere un diario in questo modo, attraverso un blog...un diario che non sarà mai personale, ma che sarà letto da tanti (lo spero!).
Potrebbe quindi essere un diario aperto, un diario non solo mio, ma di tutti quelli che lo leggeranno e vorranno partecipare...

Per presentarmi ci sarà tempo...Voglio solo spiegare il titolo del mio blog.
Io sono nato fuori tempo.
L'ho sempre saputo...e quando ho sentito questa frase pronunciata da Napoleone Wilson, uno dei personaggi di Assault on precinct 13, film di John Carpenter del 1976, mi si è aperto un mondo.
"It's an old story with me. I was born out of time."
Una delle frasi che più mi hanno colpito del mondo del cinema...

La frase può avere almeno due accezioni...
Sono nato fuori tempo, ovvero in modo scoordinato e slegato da una dimensione, quella temporale. Sono andato fuori tempo dal ritmo generale, sono nato stonato...
Oppure sono nato in un tempo sbagliato, in un periodo temporale errato, che non si addice a me. E cavolo, quanto è vero...
Per capire bene cosa voglio dire e per capire il senso della frase scritta da quel grande maestro misconosciuto che è John Carpenter, vi consiglio di vedere il film: capirete perché Napoleone Wilson sia nato fuori tempo e come non sia difficile nascere così al giorno d'oggi.
A presto!

Gabriele